Aggiornato al 2026
Il Marocco è uno di quei viaggi che ricordo ancora con particolare piacere.
Non soltanto per i luoghi che abbiamo visitato, ma anche per il modo in cui abbiamo deciso di organizzarlo: tutto fai da te.
Niente viaggio organizzato, niente gruppo con itinerario già stabilito. Marco ed io abbiamo prenotato personalmente i riad, acquistato i biglietti degli autobus e organizzato gli spostamenti con i taxi man mano che costruivamo il nostro piccolo itinerario.
Era il 2007 e, con gli strumenti che avevamo allora, organizzare un viaggio in questo modo richiedeva sicuramente un po' più di pazienza rispetto a oggi. Ma proprio per questo ci è piaciuto ancora di più.
Il nostro itinerario: da Casablanca a Essaouira
Siamo arrivati in aereo da Milano a Casablanca, ma senza fermarci a visitare la città. Da lì abbiamo iniziato il nostro percorso verso nord e poi attraverso l'interno del Marocco, toccando praticamente tutte le città imperiali.
Il percorso è stato, più o meno:
Milano → Casablanca → Rabat → Meknès → Fez → Marrakech → Essaouira → Marrakech → Casablanca → Milano
Tutto organizzato da noi. Avevamo scelto le tappe, prenotato i riad e acquistato i biglietti degli autobus per gli spostamenti. Nessun tour organizzato e nessun itinerario preconfezionato: solo una buona dose di entusiasmo e la voglia di vedere il più possibile.
E abbiamo lasciato volutamente fuori una delle esperienze più desiderate: il deserto. L'idea era semplice: ci torneremo. A distanza di tanti anni il deserto è ancora, almeno nella mia testa, il pezzo mancante di quel viaggio.
Marocco fai da te: organizzare il viaggio
Il nostro è stato un vero viaggio indipendente. Oggi può sembrare quasi scontato organizzare un viaggio online, confrontare le strutture sui portali dedicati, acquistare un biglietto e avere tutto sullo smartphone.
Nel 2007 era un po' diverso. E forse proprio per questo ricordo ancora con piacere quella sensazione di aver costruito il viaggio pezzo dopo pezzo.
Il vantaggio di viaggiare così è stato anche quello di poter decidere il ritmo. Non avevamo qualcuno che ci aspettava con il pullman alle sette del mattino e non dovevamo seguire un gruppo. Avevamo qualche prenotazione, i biglietti e un'idea generale del percorso.
Il resto lo abbiamo scoperto strada facendo.
Dieci giorni sembravano tanti quando siamo partiti, ma naturalmente sono volati! E alla fine abbiamo lasciato fuori proprio una delle esperienze che più ci attiravano: il deserto.
Rabat: la capitale sul mare
La prima vera tappa del nostro viaggio è stata Rabat, dopo l'arrivo a Casablanca.
A Casablanca infatti non ci siamo fermati: dall'aeroporto siamo partiti subito alla volta della capitale. Rabat mi è rimasta impressa per un'atmosfera più tranquilla rispetto a quella che avremmo trovato poi a Marrakech. È una città affacciata sull'Atlantico, con la medina, le mura, la Kasbah degli Udayas e alcuni dei monumenti più importanti del Marocco.
Abbiamo passeggiato nella Kasbah degli Udayas, con le sue casette bianche e azzurre e le stradine strette e siamo arrivati fino alla Torre di Hassan, uno dei simboli della città.
È stata la nostra prima vera immersione nel Marocco e forse proprio per questo, la ricordo con particolare curiosità. Eravamo appena arrivati e tutto era nuovo: i colori, i profumi, le persone, la lingua, il modo di vivere la strada. E soprattutto iniziavamo a capire che quello sarebbe stato un viaggio molto diverso da quelli a cui eravamo abituati.
Meknès: una città imperiale
Da Rabat siamo proseguiti verso Meknès, un'altra delle quattro città imperiali del Marocco.
È una tappa che oggi, quando ripenso a quel viaggio, mi fa sorridere: all'epoca avevamo deciso di inserire quante più città possibile in pochi giorni e infatti eccoci già pronti a ripartire!
Meknès ci ha accolto con le sue mura, le porte monumentali e quell'atmosfera che avevo immaginato prima di partire per il Marocco. Tra le cose che ricordo c'è soprattutto Bab Mansour, la grande porta decorata che si affaccia sulla piazza El Hedim.
La città ci è piaciuta proprio perché aveva un ritmo diverso da quello che avremmo trovato più avanti a Marrakech. E da Meknès siamo poi partiti alla volta di Fez.
A quel punto il viaggio cominciava davvero a prendere forma: avevamo già attraversato due città imperiali e ci aspettavano ancora Fez e Marrakech. Poi, naturalmente, il mare di Essaouira.
Fez: perdersi nella medina
Qui è stato praticamente impossibile non perdersi.
La medina di Fez è un intricato labirinto di stradine, botteghe, mercati, porte e piccoli passaggi. È una di quelle città in cui si può tranquillamente uscire dal riad pensando di sapere dove andare e cinque minuti dopo, non avere più la minima idea di dove ci si trovi.
E in fondo è anche questo il bello. Fortunatamente abbiamo trovato un bambino, tra le stradine intricate, che ci ha riaccompagnato nella zona più turistica.
Sia a Fez che a Marrakesh abbiamo chiesta al riad se ci trovava una guida che parlasse italiano o francese. A Fez la nostra guida era un ragazzo che parlava italiano perfettamente, ma non era mai uscito dal Marocco. Lo aveva studiato nei libri, così come la storia dell'arte appresa all'università che frequentava.
La medina di Fez-El-Bali è riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio mondiale ed è ancora oggi uno dei luoghi più importanti del Marocco per conoscere l'artigianato tradizionale. Camminando si incontrano ceramiche, tessuti, oggetti in metallo, legno lavorato e naturalmente il famoso cuoio.
Ma quello che ricordo soprattutto sono i colori.
Il blu delle ceramiche, i tessuti, le porte decorate, le montagne di spezie e tutte quelle piccole botteghe stipate di oggetti. Per chi ama l'artigianato è davvero un posto difficile da dimenticare.
Noi avevamo comprato casa da poco e quindi abbiamo acquistato tappeti, arazzi e tessili per arredarla! Impossibile resistere.
Le concerie di Fez
Una delle immagini più famose della città sono le concerie tradizionali.
Le pelli vengono ancora lavorate secondo metodi artigianali e il lavoro del cuoio è una delle attività tradizionali per cui Fez è conosciuta.
Qui abbiamo anche imparato una delle regole non scritte dei souk marocchini: se qualcuno si offre di accompagnarti da qualche parte, è molto probabile che alla fine voglia portarti nel suo negozio!
Meglio saperlo prima. E se non si vuole comprare, basta essere gentili ma decisi.
Marrakech: la città rossa
Da Fez siamo arrivati a Marrakech.
E l'atmosfera cambia completamente.Marrakech è più movimentata, più rumorosa e più caotica.Trattare sul taxi è stato più difficile, così come raggiungere il nostro riad tra la folla.
È la famosa città rossa, con le mura color ocra, la medina, i souk e la grande e incredibile piazza Jemaa el-Fna.
La medina di Marrakech è patrimonio mondiale UNESCO dal 1985 e la piazza Jemaa el-Fna è ancora oggi uno dei luoghi più rappresentativi della città.
Jemaa el-Fna
La piazza di giorno è già un piccolo spettacolo. Ma è soprattutto la sera che cambia completamente aspetto: persone, bancarelle, musicisti, profumi, cibo e un continuo movimento di gente.
Un consiglio che mi sento di dare ancora oggi è quello di salire su una delle terrazze dei locali che si affacciano sulla piazza. Da lassù si può osservare tutto il movimento senza essere completamente travolti dal caos. E magari concedersi qualcosa da bere.
I souk di Marrakech
Se a Fez avevo già avuto la sensazione che il Marocco fosse un paradiso per chi ama l'artigianato, a Marrakech la situazione non è migliorata!
Nei souk si trovano ceramiche, tessuti, lampade, oggetti in metallo, cuoio, tappeti, borse, babouches e tantissime decorazioni. Per una persona appassionata di creatività e cose fatte a mano è praticamente una prova di resistenza.
Io, naturalmente, non sono stata particolarmente brava a resistere.
I Giardini Majorelle
Tra una passeggiata nei souk e l'altra abbiamo visitato anche i Giardini Majorelle, che ci sono piaciuti davvero molto.
Il giardino fu creato a partire dagli anni Venti dal pittore francese Jacques Majorelle, che aveva acquistato la proprietà e trasformato questo terreno in un vero e proprio giardino botanico, con piante provenienti da diverse parti del mondo. Nel 1947 fu aperto al pubblico.
Dopo la morte di Majorelle, il giardino attraversò un periodo di abbandono, fino a quando nel 1966 fu scoperto da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, che se ne innamorarono e lo acquistarono qualche anno dopo, contribuendo a salvarlo dalla distruzione.
E si capisce abbastanza facilmente perché se ne innamorarono! Dopo il caos e i colori della medina, entrare in questo piccolo angolo verde è stato quasi come cambiare mondo: piante esotiche, cactus, acqua e soprattutto quel famoso blu Majorelle, che spicca tra la vegetazione.
Ricordo che ci aveva colpito molto proprio questo contrasto tra il verde delle piante e quel blu intenso, diventato ormai inseparabile dall'immagine di Marrakech.
Essaouira: il mare e un po' di calma
Dopo Fez e Marrakech avevamo proprio bisogno di rallentare.
La terza tappa del viaggio è stata Essaouira, sulla costa atlantica. Case bianche e blu, il porto, le barche dei pescatori, le mura della città e un'atmosfera completamente diversa da quella delle due città imperiali.
La medina di Essaouira è patrimonio UNESCO dal 2001. La città è conosciuta per la sua architettura, il porto, la medina e la tradizione artigianale.
Il vento di Essaouira
Una cosa però bisogna dirla.
A Essaouira tira vento.
E quando dico vento, intendo davvero vento! Per questo la città è diventata negli anni una destinazione molto apprezzata anche da chi pratica surf, windsurf e kitesurf.
Per noi, invece, è stata soprattutto una piacevole pausa dopo il caos di Marrakech. Passeggiare sulle mura, arrivare al porto, curiosare nei negozi e fermarsi a guardare il mare è stato un modo perfetto per concludere il viaggio.
Il Marocco che abbiamo scelto di non vedere: il deserto
Ed eccoci alla parte che, ancora oggi, mi fa pensare: dobbiamo tornare in Marocco.
Durante quel viaggio avremmo potuto inserire anche un'escursione nel deserto. Ma abbiamo deciso di non farlo per dedicarci alle viste delle città con calma.
Non volevamo comprimere troppe cose e preferivamo goderci le medina con un po' di tranquillità.
Quale deserto scegliere?
Per chi invece sta organizzando oggi un viaggio in Marocco e vuole vivere questa esperienza, le possibilità sono diverse.
La destinazione più famosa è Merzouga, nella regione dell'Erg Chebbi, con le grandi dune di sabbia del Sahara. È una delle zone più scenografiche per vivere l'esperienza del deserto, con escursioni sulle dune, passeggiate in cammello e pernottamenti nei bivacchi.
Un'alternativa è Zagora, raggiungibile attraverso il paesaggio delle valli del Draa e spesso inserita in itinerari di due o tre giorni che comprendono anche luoghi come la kasbah di Aït Benhaddou.
C'è poi il deserto di Agafay, molto più vicino a Marrakech. Non è il Sahara di Merzouga: il paesaggio è caratterizzato soprattutto da distese e dune rocciose. Proprio la vicinanza alla città lo rende interessante per chi ha poco tempo e vuole comunque provare l'esperienza di un bivacco nel deserto o di un'escursione al tramonto.
Se dovessi organizzare oggi un viaggio specificamente per il deserto, sceglierei Merzouga e gli dedicherei almeno un paio di giorni, invece di cercare di inserirlo frettolosamente tra una città e l'altra.
L'idea di svegliarsi in un campo nel deserto e vedere l'alba sulle dune è proprio una di quelle esperienze che mi piacerebbe ancora fare.
E magari prima o poi questo vecchio "ci torneremo" diventerà realtà.
L'artigianato in Marocco
Per chi ama l'artigianato, il Marocco è una tentazione continua.
Nei souk si trova davvero di tutto. A Essaouira è particolarmente interessante anche l'artigianato legato al legno di tuia, una delle produzioni tradizionali della zona.
L'artigianato marocchino è ancora oggi una parte importante dell'identità culturale del Paese.
E preparati a contrattare
Nei souk il prezzo iniziale non è necessariamente quello definitivo. Contrattare fa parte dell'esperienza.
Non bisogna però viverla come una gara all'ultimo centesimo: una contrattazione fatta con un po' di ironia, un sorriso e buonumore è decisamente più piacevole. E alla fine, se l'oggetto ti piace davvero, qualche dirham in più non ti cambierà la vita.
Viaggiare in Marocco fai da te: lo rifarei?
Sì.
Il nostro viaggio era organizzato in modo molto semplice: il volo aereo, i pernottamenti prenotati via email in anticipo e un itinerario generale. Il resto lo abbiamo deciso sul posto, come ad esempio la notte passata ad Essaouira, che non era prevista.
Oggi sarebbe naturalmente molto più semplice organizzare un viaggio simile online, confrontando strutture e trasporti direttamente dal telefono. Ma il principio non è cambiato: se ti piace viaggiare in autonomia, il Marocco si presta molto bene a costruire un itinerario personale, soprattutto se hai voglia di alternare città, costa e, con più tempo, sud e deserto.
Consigli pratici per organizzare un viaggio in Marocco
Le informazioni pratiche cambiano nel tempo, quindi quelle che seguono sono da considerare come indicazioni generali e vanno sempre ricontrollate prima della partenza.
Documenti
Per i cittadini italiani è necessario il passaporto in corso di validità; per soggiorni turistici fino a tre mesi non è generalmente richiesto il visto. Prima di partire è comunque consigliabile verificare le condizioni di ingresso aggiornate presso le fonti ufficiali.
Come vestirsi
Il Marocco è un Paese musulmano con tradizioni culturali diverse da quelle italiane.
Nelle località turistiche l'abbigliamento è generalmente più rilassato "all'europea", mentre nei luoghi religiosi e nelle zone meno turistiche è consigliabile vestirsi in modo rispettoso.
Fotografare le persone
Una piccola regola che vale ovunque: prima di fotografare una persona, soprattutto nei mercati, meglio chiedere. Una fotografia può essere un ricordo bellissimo per noi, ma non necessariamente lo è per chi si trova dall'altra parte dell'obiettivo.
Sicurezza
Come in qualsiasi viaggio, è bene prestare particolare attenzione nei luoghi molto affollati e custodire con cura documenti e oggetti personali.
Per le informazioni aggiornate sulla situazione del Paese e sulle condizioni di viaggio, prima di partire è sempre meglio consultare Viaggiare Sicuri e le indicazioni ufficiali.
Tornerei in Marocco?
Sono passati molti anni da quel viaggio.
Nel frattempo sono cambiate le città, il modo di viaggiare e anche il modo in cui organizziamo le vacanze.
Ma alcune cose sono rimaste.
Il ricordo dei colori di Fez.
Il caos di Marrakech.
Il vento di Essaouira.
E quella piccola promessa lasciata in sospeso: un giorno tornare in Marocco per vedere finalmente il deserto.
Chissà.
Magari prima o poi dovrò aggiornare anche questo articolo con un nuovo capitolo.










4 commenti
ma che bella sorpresa il tuo commento: mi ha permesso di arrivare al tuo blog che è pieno zeppo di buone idee, di belle foto e di informazioni interessanti!!!
RispondiEliminaio ho scoperto un mondo di "creative" francesi ma mi sembrava che non esistessero bloggers italiani che parlavano di questi argomenti, e invece!!!
credo che ti linkero.
a presto
fralenuvole
Il solo biglietto vale come regalo!
RispondiEliminaciao
Sabrina
brava anna! é molto bello; ora che sono passati i compleanni puoi concentrarti sulla mia abat jour ;))
RispondiEliminaMagnifica!!! Complimenti sei bravissima!!!
RispondiEliminaCiao, grazie per il tuo commento! La trasparenza è tutto, per cui mi dispiace, ma non si accettano commenti anonimi o spam.