C'è una settimana all'anno in cui Milano cambia completamente faccia.
Le vetrine si riempiono di installazioni, nei cortili compaiono oggetti improbabili, vecchi capannoni o officine diventano spazi espositivi e anche chi normalmente non si interessa di design finisce per curiosare tra mostre, allestimenti e idee creative.
È la Milano Design Week e il Fuorisalone è una delle sue anime più interessanti.
Io sono milanese e anche se oggi vivo nelle Marche, ogni tanto mi piace tornare a Milano proprio in questo periodo.
Perché il Fuorisalone non è soltanto design.
È una buona scusa per girare per la città, incontrare persone creative, scoprire angoli di Milano, che normalmente non si frequentano e, naturalmente, prendere qualche spunto.
Che cos'è il Fuorisalone?
Partiamo dall'inizio.
Il Fuorisalone non è una fiera vera e propria e non è un unico evento organizzato da un solo ente.
È, più semplicemente, l'insieme degli eventi, delle mostre, delle installazioni e delle presentazioni di design che si svolgono in diverse zone di Milano in concomitanza con il Salone del Mobile.
Salone del Mobile e Fuorisalone sono quindi due realtà diverse, ma strettamente collegate.
Il Salone si svolge negli spazi fieristici, mentre il Fuorisalone porta il design fuori dalla fiera e dentro la città. Ed è proprio questa la sua caratteristica più bella.
Non bisogna necessariamente essere designer, architetti o addetti ai lavori per partecipare. Si può semplicemente passeggiare per Milano e lasciarsi incuriosire da quello che si incontra.
La storia del Fuorisalone
La storia del Fuorisalone è strettamente legata a quella del design milanese.
Già negli anni '70 alcune aziende cominciavano a utilizzare i propri showroom cittadini come estensione degli spazi della fiera.
Negli anni '80 il fenomeno cresce e il design comincia a uscire sempre più chiaramente dai padiglioni per incontrare la città.
Nel 1983 la rivista Abitare dedica per la prima volta una sezione al “Fuori Salone”, riconoscendo che intorno alla manifestazione fieristica stava nascendo qualcosa di nuovo. Un passaggio importante arriva poi negli anni '90.
Nel 1990 il Salone del Mobile cambia calendario e viene spostato da settembre ad aprile dell'anno successivo. Per riempire quel vuoto nasce la Designer's Week, una rete di showroom e spazi cittadini che contribuisce a costruire quello che diventerà il Fuorisalone contemporaneo.
Il nome Fuorisalone viene adottato ufficialmente nel 1997. Da quel momento la manifestazione continua a crescere e a conquistare nuovi quartieri.
E Milano diventa sempre più il palcoscenico del design mondiale.
I Design District: dove andare al Fuorisalone
Una delle cose che possono confondere chi non ha mai partecipato al Fuorisalone è proprio la sua dimensione.
Non c'è un unico posto dove andare. Gli eventi sono tanti, distribuiti in diverse zone della città, che negli anni si sono trasformate in veri e propri Design District.
Alcuni sono diventati appuntamenti ormai tradizionali, altri sono comparsi e cambiati nel corso degli anni.
Zona Tortona
È probabilmente il distretto più famoso per chi associa il Fuorisalone agli spazi industriali riconvertiti.
La Zona Tortona è stata fondamentale nella crescita del Fuorisalone degli anni 2000: nel 2000 Superstudio amplia i propri spazi per accogliere il design e nel 2001 nasce il progetto di branding territoriale che porta alla definizione di Zona Tortona come design district.
Ed è proprio qui che sono stata durante il mio Fuorisalone del 2012.
Brera Design District
Brera è invece l'altra faccia della Milano del design. Niente atmosfera da ex fabbrica riconvertita: qui il design si inserisce tra palazzi storici, showroom, gallerie, cortili e negozi.
È una zona particolarmente piacevole da esplorare anche semplicemente passeggiando.
Ventura
Un'altra zona che ho avuto modo di vedere personalmente nel 2012 è stata Ventura, nell'area di Lambrate. È proprio lì che ho fatto uno dei miei giri di quella Design Week, insieme a Linda, Chiara e Silvia, prima della nostra "performance" nello spazio Ikea.
Ricordo ancora il contrasto tra gli oggetti e gli allestimenti molto raffinati e alcune installazioni decisamente più giocose. Una, in particolare, ci aveva coinvolte direttamente: un grande mandala realizzato con chewing gum colorati. Sì, proprio chewing gum. E naturalmente noi quattro non potevamo limitarci a guardare. Abbiamo partecipato anche noi.
Il mio Fuorisalone del 2012
Ed eccoci alla parte che mi piace di più.
Perché dopo aver raccontato cos'è il Fuorisalone, voglio tornare per un momento a quello del 2012. Sono riuscita a ritagliarmi qualche momento per andare a curiosare tra gli eventi. Non ho visto tutto, naturalmente. Al Fuorisalone sarebbe praticamente impossibile. Ma forse è proprio questo il bello: si sceglie una zona, si comincia a camminare e si entra dove qualcosa attira l'attenzione.
Con Linda, Chiara e Silvia abbiamo fatto un piccolo giro in zona Ventura, prima di andare alla nostra serata da Ikea. Abbiamo fotografato mobili, lampade, tappeti e soluzioni d'arredo. Alcune molto raffinate. Altre decisamente più ironiche.
Ed è proprio questa mescolanza che mi piace del Fuorisalone: non tutto deve essere necessariamente serio e “da museo”. A volte un'idea funziona proprio perché riesce a coinvolgere chi la guarda.
Una giornata in Zona Tortona
Qualche giorno dopo sono tornata in Zona Tortona.
Questa volta per incontrare due amiche che conoscevo già dal mondo del craft e dei blog: Elena Fiore e Fata Bislacca.
Pioveva. E, naturalmente, al Fuorisalone la pioggia non aiuta proprio a fare grandi giri. Ma è stata comunque una bellissima giornata.
Molte chiacchiere, molte risate e un po' di design nel mezzo. Anzi, a dire la verità, forse più chiacchiere che design.
Avevamo anche programmato una visita a Merci, il concept store parigino che in quell'occasione presentava una collezione disegnata da Paola Navone. Peccato che, prese dalle nostre conversazioni, siamo riuscite a perdercelo. Ancora oggi mi fa sorridere.
Perché il Fuorisalone è anche questo: programmi una giornata piena di mostre e installazioni e poi magari finisci per ricordare soprattutto le persone con cui l'hai trascorsa.
Perché vale la pena visitare il Fuorisalone
Il Fuorisalone è interessante anche se non vi considerate appassionati di design. Anzi, forse è proprio per questo che può piacervi.
Non bisogna conoscere designer, aziende e tendenze del momento. Si può semplicemente guardare.
Un mobile particolare, una lampada, un materiale insolito, un'installazione, un vecchio edificio trasformato per qualche giorno in uno spazio creativo.
E poi c'è Milano.
Durante la Design Week la città diventa una specie di grande laboratorio a cielo aperto.
Il design si mescola all'arte, alla tecnologia, alla moda, alla comunicazione e sempre più spesso anche ad altri settori creativi. È una trasformazione che il Fuorisalone ha vissuto nel corso degli anni, diventando molto più ampio rispetto alla sua origine legata all'arredamento.
Fuorisalone: qualche consiglio se è la prima volta
Se avete intenzione di visitare il Fuorisalone per la prima volta, il mio consiglio è molto semplice: non cercate di vedere tutto.
È impossibile. Scegliete uno o due distretti e dedicate loro qualche ora.
Controllate prima gli eventi che vi interessano, ma lasciate anche un po' di spazio all'improvvisazione. Perché una delle cose più divertenti del Fuorisalone è proprio entrare in un cortile perché avete visto qualcosa di interessante e scoprire magari un'installazione che non avevate assolutamente programmato.
E mettetevi scarpe comode. Questa è probabilmente la raccomandazione più importante di tutte!
Dal Fuorisalone al mio blog
Aggiornamento 2026: riguardando oggi le fotografie del 2012 mi fa un certo effetto pensare a quanto sia cambiata Milano e a quanto sia cresciuto il Fuorisalone.
All'epoca avevo fatto poche foto e avevo raccontato soprattutto una giornata passata con le amiche. Oggi mi piace invece riguardare quell'esperienza con un po' di distanza. Perché il Fuorisalone non è soltanto una manifestazione dedicata al design. È uno di quegli appuntamenti che riescono a raccontare una città attraverso la creatività di chi la vive.
E per una milanese come me, che ormai vive nelle Marche da tanti anni, tornare a Milano durante la Design Week è anche un piccolo modo per ritrovare una parte della mia città.
Con qualche passeggiata in più, qualche installazione da fotografare e, possibilmente, meno cose da perdere per strada!




